I rioni

Nel 1973 l’Associazione “Amici di Fara” ha deciso di suddividere in quattro parti, dette Rioni, il paese di Fara Novarese per rendere più interessanti e competitive le manifestazioni dell’allora Settembre Farese.

Biscione (ubicato a Nord-Est)

I suoi colori sono il blu e l’arancio e comprende la piazza principale, via Cavour, via S. Giuseppe, via IV Martiri, piazza Porzio Vernino, via Cesare Battisti e la nuova via Don Giovanni Francione. Questo rione, in ricordo della dominazione Viscontea, ha preso come nome e simbolo la Vipera che si trova nell’arme dei Visconti di Milano. Il simbolo del Biscione lo troviamo anche nella chiesa di S. Pietro Apostolo al cimitero nello stemma della famiglia Visconti – Stampa di Socino.

Campanin cum Sctrà Vègia (ubicato a Sud-Ovest)

I suoi colori sono il giallo e il grigio e comprende via Stoppani, via XX Settembre, via Dante, via San Giulio e un pezzo della nuova via San Damiano. Il Campanin era via don Giovanni Bertotti, ovvero la strettoia che costeggia la Chiesa di Fara e collega la piazza alla via Stoppani; la Sctrà Vègia era la vecchia strada per la Valsesia che costeggiava la sponda destra della Mora fino a Ghemme, che ora è via XX Settembre. Il 26 agosto 1836 il Dottor Giacomo Reale, medico di Fara, ed il sindaco Damiano De Gasperis incontrarono sul ponte della Mora il Re Carlo Alberto che ritornava dalla visita al Sacro Monte di Varallo: in quella occasione presentarono al Sovrano una supplica per poter avere una nuova strada da Briona a Ghemme che passasse in mezzo ai paesi. La vecchia strada lungo la Mora era ritenuta “occasione di frequenti disgrazie e sovente di vittime spinte da mani delittuose a rotolare mute e fredde nelle acque del vicino acquedotto”. Il Re accolse la richiesta e la strada fu completata nel 1846 con una spesa di oltre trecentomila lire.

Castelletto con il Pizzo (ubicato a Nord-Ovest)

I suoi colori sono il verde e il rosso e comprende via Tosalli, via Cavagliana, via Migliavacca, via Manzoni, via Mazzini. Una parte del rione vicino alla mora è da sempre chiamato Casclèt e la via Tosalli era la vecchia Contrada del Pizzo. Anticamente il Castelletto era il ricetto fortificato del paese dove, in caso di pericolo venivano ricoverati gli animali e le scorte di viveri. La Contrada del Pizzo, prima del 1846, era corta e andava dalla piazza principale all’inizio di via Manzoni. Qui, come ci dice Porzio Giovanola, nel suo manoscritto, ancora all’inizio del 1800 abitavano sette preti che si recavano in chiesa per le funzioni con già indosso la cotta bianca guarnita di pizzo.

Trenu, Navili, Suèt (ubicato a Sud-Est)

I suoi colori sono rosso e giallo e comprende Via Roma, via Marconi, via della Stazione, via Gallarini, via Garibaldi, via Q. Sella e via Archionata. Scherzosamente questo rione prende il nome dalle ultime tre risorse che un individuo è libero di scegliere per porre fine alla sua esistenza: buttarsi sotto il treno, gettarsi nel naviglio Mora o impiccandosi con un Suèt. Il Suèt era una corda robusta che veniva legata alle corna delle mucche e dei buoi per farli uscire dalla stalla, per condurli e guidarli.


Fonte: “Settembre Farese” di Alberto Demarchi – quadernetto numero 18 dell’anno 2007 a cura del Centro Studi Fara Longobardorum

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