La Chiesa Parrocchiale

Notizie storiche sintetiche sulla chiesa e la sua costruzione
 
La chiesa parrocchiale di san Pietro Apostolo di Fara Novarese fu edificata a tre navate tra il 1601 ed il 1616 su progetto del cappuccino frate Cleto da Castelletto Ticino, presso la piazza centrale del paese. Nel medesimo luogo già sorgeva un antico oratorio dedicato a san Sebastiano, che da alcuni decenni ospitava l’Eucaristia ed il fonte battesimale, là trasferiti dalla chiesa parrocchiale romanica (pure essa dedicata a san Pietro) sita nel cimitero sulla collina. La nuova chiesa più comodamente raggiungibile dalla popolazione, a motivo della topografia del sito ebbe orientamento inverso rispetto a quello canonico, ossia con il coro verso ovest anziché verso est, grazie ad un permesso che il vescovo Carlo Bescapè concesse soltanto al termine di un lungo contenzioso con la comunità locale.
Attorno al 1650 venne innalzato il campanile, mentre l’arredo interno fu completato tra ‘600 e ‘700, unitamente ad una ricostruzione del coro in forme più ampie. A fine ‘700 si ebbe la realizzazione dello scurolo del patrono san Damiano, opera dell’architetto Luigi Orelli.
Il 1° maggio 1830 la chiesa fu solennemente consacrata dal vescovo cardinal Giuseppe Morozzo. Nel terzo decennio del ‘900 alcuni interventi edilizi modificarono in parte l’edificio, aggiungendo sul fianco sud del presbiterio una manica laterale sull’area di un precedente cortiletto antistante lo sconsacrato oratorio di santa Marta.
I recenti lavori di restauro, intrapresi a partire dall’anno 2000 sotto la guida dell’arciprete don Elio Agazzone, hanno ormai riportato in luce i colori e le linee originali della facciata e della decorazione interna delle due navate laterali, del presbiterio e del coro.
 

La facciata
 
In origine la facciata, con gli spioventi su due livelli, riproponeva la scansione interna delle tre navate, con un portico ad una sola campata davanti all’ingresso principale edificato nel 1621. La collocazione dell’organo all’interno portò nel 1681 ad otturare la finestra serliana sopra la porta maggiore, mentre nel corso del ‘700 il portico fu esteso a tutta la larghezza della facciata e, agli inizi dell’800, questa ebbe il profilo a capanna che conserva tuttora.
I tre portali lignei furono inizialmente realizzati da Battista del Grosso di Campertogno (1621), e rifatti dal farese Bartolomeo Marchetti da Foresto nel 1822. La lunetta sopra il portale centrale ospita dal 1621 un affresco del valsesiano Cristoforo Martinoli detto il Rocca, raffigurante i santi Fabiano e Sebastiano, patroni dell’oratorio che qui sorgeva prima della costruzione della parrocchiale.
La riapertura della serliana con i restauri del 2000 ha ridonato alla facciata un elemento caratteristico dello stile seicentesco, arricchendone l’aspetto.
 

La navata nord
 
Ospita due altari. Nella cappella a metà navata vi è quello del Crocifisso, con altare di Giuseppe Buzzi (1758), balaustra di Carlo Antonio Giudice (1759) e un Cristo in croce ligneo nella nicchia, affiancato dalle figura dei dolenti affrescate da Giovanni Valentini (1759). La cappella in testa alla navata fu anticamente dedicata a sant’Anna, poi ai santi protettori della parrocchia, infine a sant’Antonio abate, di cui si venera una statua lignea del 1856; la balaustra risale al 1735, l’altare marmoreo al 1751, con modifiche ottocentesche. Dal 1924, in un loculo ricavato tra l’altare e la sua ancona, è in venerazione una statua giacente di Cristo morto, in cartapesta.
Tutte le decorazioni delle pareti e delle volte, risalenti alla prima metà del ‘900, sono state restaurate nel 2004.
 

La navata sud
 
Dalla prima campata a sinistra si accede al battistero, costruito in stile neomedievale nel 1901 su disegno del geometra farese Eugenio Reale. A metà navata si apre la cappella di san Damiano, risalente al 1744-1747, con eleganti decorazioni in stucco (due tondi con soggetti allegorici alle lesene, trofei e cartigli sull’arco) del milanese Antonio Gezzo (1749). L’ancona è formata da una cornice in marmo, racchiudente l’apertura del retrostante scurolo verso la chiesa, con inferriata in stile neoclassico. Ai lati dell’ancona sono due statue in terracotta (opere del novarese Gaudenzio Prinetti, 1799) raffiguranti il disprezzo dei beni mondani (statua di sinistra) e la fortezza nel martirio (statua di destra).
La cappella in capo alla navata è dedicata alla Madonna del Rosario. Costruita nel 1612 e ristrutturata tra 1698 e 1701, ha un notevole altare marmoreo del milanese Marco Mauro (1706) con balaustra del 1735. La bella statua lignea della Vergine col Bambino, settecentesca, proviene dal soppresso convento dei carmelitani di Novara e fu acquistata nel 1810.
della decorazione pittorica eseguita nel 1709 rimane solo l’incoronazione della Vergine nel cupolino.
Negli anni 2002 e 2003 tutta la navata è stata sottoposta a restauro.
 

La navata centrale
 
Il portale maggiore è chiuso all’interno dalla bussola lignea realizzata nel 1791 da Giulio Malnati. Nel 1898 fu rimossa la cantoria che lo sovrastava, con l’organo (costruito inizialmente nel 1681, poi rifatto nel 1802 da Eugenio Biroldi). Le due acquasantiere in marmo sono opera di Bernardino Fossati e Carlo Marchese del 1683. Sei colonne in granito, stuccate a finto marmo nel 1888, sostengono gli archi laterali, al di sopra dei quali in sei ovali sono affrescate altrettante figure di Apostoli.
La volta fu affrescata nel 1887-88 da Paolo Maggi, milanese, originario di Sannazzaro de Burgundi, che cancellò la precendente decorazione eseguita nel 1841 da Paolo Vaccani, ritenuta inadeguata. In tre grandi riquadri sono rappresentati: san Pietro in carcere visitato dall’angelo liberatore (verso la facciata), l’Assunzione di Maria (al centro) e la gloria di san Damiano (verso il presbiterio). Le tre scene principali sono affiancate, nei pennacchi triangolari, ciascuna da due figure di angeli, recanti simboli (le chiavi di san Pietro, il giglio e la corona della Vergine, la palma di san Damiano). Nelle otto vele sopra le finestre sono rappresentati santi e sante: nella prima campata le sante Cecilia e Lucia, nella seconda i santi Carlo Borromeo e Gaudenzio, nella terza le sante Apollonia ed Agata, nella quarta sant’Ambrogio e papa Innocenzo X (che nel 1650 autorizzò la donazione delle reliquie di san Damiano alla parrocchia di Fara). Le riquadrature degli affreschi e gli ornati della volta sono di Alessandro Pugno.
Il pulpito, addossato al pilastro settentrionale di accesso al presbiterio, risale al 1830 ed è opera di due scultori di Agnona di Borgosesia, Antonio Pianca per i bassorilievi e Bonifacio Lirelli per la carpenteria e le cornici. Più volte spostato, è stato collocato nell’attuale posizione nel 1929.
 

Il presbiterio
 
La balaustra marmorea (opera di Bernardino Fossati di Alzi nella Svizzera Italiana e di Carlo marchese di Milano, del 1683) immette nel presbiterio, al centro del quale si alza l’altar maggiore realizzato nel 1721 dal marmista Pozzo, completato nel 1764 con mensa e paliotto di Gianni de Mellini e nel 1823 da Ludovico Argenti di Viggiù col tempietto circolare sopra il tabernacolo, sormontato dalla statuetta del Risorto in marmo bianco. Il Crocifisso in legno è opera di scultori di Ortisei (1938). L’altare ha conosciuto una curiosa vicenda di spostamenti nei secoli: originariamente già collocato dov’è ora, nel 1911 fu smontato e rimontato 4 metri più indietro, al centro dell’ampio coro settecentesco; nell’agosto 1929, in poche ore, fu ritrasportato intero nella precedente posizione dal capomastro Ernesto Boltro di Trino Vercellese.
Sulla parete nord vi è il sacrario murale per la custodia delle reliquie dei santi, con ante lignee e cornice in marmo.
Nel 1898-99 alla parete sud del presbiterio fu posta la cantoria col nuovo organo, realizzato dal torinese Giuseppe Mola. Trent’anni dopo, con la costruzione della manica laterale detta di santa Marta, la cantoria fu ricostruita più ampia al di sopra di essa e l’organo vi fu collocato al fondo, in posizione purtroppo assai poco visibile, dopo essere stato ingrandito dalla Ditta Krengli di Novara.
Gli affreschi della volta (dei pittori Paolo Maggi ed Alessandro Pugno) rappresentano l’Eucaristia adorata da tre angeli recanti spighe di grano e grappoli d’uva.
Tutto il vano del presbiterio è stato restaurato tra il 2007 ed il 2008.
 

Il coro
 
Il coro originale della chiesa era di forma semicircolare, subito alle spalle dell’altar maggiore. Nel 1728 fu ricostruito in dimensioni più ampie a pianta quadrata con angoli smussati, chiuso da un’abside curvilinea poco profonda. In essa trovano posto gli stalli lignei (opera di maestro Carlo e di maestro Faiello, 1742), al di sopra dei quali (entro una cornice in marmo di Martino Buzzi) troneggia la grande tela dipinta nel 1729-1730 da Giuseppe Antonio Tosi detto il Cuzzi (Oleggio, 1671-1764), rappresentante l’Immacolata tra le nubi col Bambino in grembo, venerata dai santi Pietro e Paolo (titolari della parrocchia) e Fabiano e Sebastiano.
I dipinti murali (di Paolo Maggi e Alessandro Pugno) raffigurano la Risurrezione nel grande tondo della volta, nei pennacchi quattro dottori della chiesa (Gregorio Magno con la colomba dello Spirito Santo, Ambrogio con il pallio, Gerolamo traduttore della Bibbia e Tommaso d’Aquino in abito domenicano e col libro della Summa Theologiae) e i quattro Evangelisti alle pareti. Il volto del san Tommaso è probabilmente il ritratto dell’arciprete don Filippo Sartorio, committente degli affreschi.
Le due vetrate alle finestre, opera della Ditta Villa di Bergamo (2008), presentano i simboli dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Dal coro si accede alla sacrestia, ricavata nel vano già adibito ad oratorio dei confratelli del SS.Sacramento: vi è stato collocato il grande armadio ligneo a tre ordini realizzato tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700. Il coro, con gli affreschi alle pareti e alla volta e la grande tela centrale, è stato oggetto di restauro tra 2007 e 2008.
 

S. Marta
 
L’oratorio di santa Marta fu edificato nella prima metà del ‘600 per iniziativa dell’omonima confraternita esistente in paese. È ad una sola navata, concluso da presbiterio quadrangolare. Vi si ammira un imponente altare ligneo, scolpito e dorato, entro cui è inserita una tela raffigurante la Madonna col Bambino e le sante Marta e Maria Maddalena, nell’atto di presentare alcuni confratelli e consorelle vestiti col saio bianco. Sono sconosciuti tanto lo scultore che realizzò l’altare (molto probabilmente un artista valsesiano) quanto il pittore autore della tela. Nel ‘700 fu messo in comunicazione con l’adiacente coro ricostruito della chiesa parrocchiale.
Con lo scioglimento della confraternita nei primi anni dell’800 l’oratorio andò progressivamente in disuso, finchè dal 1895 fu utilizzato come sacrestia della chiesa parrocchiale. Soltanto verso il 1990 l’arciprete don Enrico Sala ne promosse i lavori di recupero e restauro, trasferendo la sacrestia dove si trova oggi e destinando l’oratorio di santa Marta a cappella feriale. Alle pareti del presbiterio sono esposti due arazzi processionali confraternali: a sinistra quello ottocentesco della Pia Unione delle Figlie di Maria, a destra quello settecentesco della confraternita del SS.Sacramento.
 

Lo scurolo
 
Nel 1787 il capomastro Giambattista Bottinelli, su progetto dell’ingegner Luigi Orelli di Novara, intraprese la costruzione dello scurolo di san Damiano, nello spazio retrostante la cappella omonima della navata meridionale, collegato ad essa da due scale. Giorgio Olgiati e Simone Catella, di Viggiù, realizzarono nel 1789 l’altare marmoreo dello scurolo, sul quale fu posta nel 1800 la nuova grande urna in legno e cristalli contenente le reliquie del santo patrono, opera di certo Rablino di Novara, dorata da Pietro Langhi.
La decorazione pittorica delle pareti è dei milanesi Parenti e Fassi (1788), quella della volta (la gloria di san Damiano al centro, contornata da figure allegoriche) del novarese Gaudenzio Prinetti, cui spettano anche le quattro statue in terracotta poste nei due vani d’accesso, rappresentanti le virtù della Fede, della Speranza, della Fortezza e della Giustizia. Gli stucchi sono dei fratelli Orsini di Valduggia.
 

Le reliquie di san Damiano
 
Le reliquie di san Damiano vennero estratte dalla catacomba di Calepodio in Roma e donate con altre nel 1647 al sacerdote Francesco Maria Solari, borgomanerese abitante in Roma, il quale tre anni dopo le consegnò alla parrocchia di Fara. Riposte dapprima in una piccola urna e in un busto scolpito conservati sull’altare dei Santi (ora di sant’Antonio), nel 1743 vennero ricomposte in forma di scheletro completo entro un’urna in legno e cristalli che fu collocata sul nuovo altare dedicato al santo nella navata meridionale. Da qui furono trasferite nello scurolo appena costruito, entro una nuova e più grande urna, nel 1800.
Nel luglio 1744 l’urna del santo fu condotta per la prima volta processionalmente per tutte le vie del paese. La traslazione solenne si ripetè nel luglio 1802, dopo l’inaugurazione dello scurolo. Dall’agosto 1903 prese l’avvio la tradizione di celebrare le traslazioni dell’urna regolarmente ogni venticinque anni: si ebbero così quelle del 1928, del 1953, del 1978 e del 2003, tutte preparate e seguite con grande entusiasmo e partecipazione dai faresi.
 

Chiesa parrocchiale di Fara Novarese (Foto: M.Mormile)

Consulta l'opuscolo realizzato nel 2008, in occasione del completamento dei restauri della chiesa parrocchiale.

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